Il fondo archivistico

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L'archivio Paternò-Castello è il residuo delle attività di diverse persone che ne hanno determinato lo status. Contiene documenti appartenenti alla famiglia Paternò-Castello (Baroni della Sigona), alla famiglia Tornambene di Paternò (Baroni di Raddusa e Imbaccari), due protocolli nazionali della Guardia Nazionale del protocollo di Catania – comandata da Agatino Paternò Castello, figlio di Robroto (8° Principe).
L'archivio si conclude con alcune buste prodotte dalle famiglie di Moncada Paternò Castello e Leoni e una piccola collezione di archivi della famiglia Tedeschi.
Nel 1737, Vincenzo (4° principe di Biscari) completò la prima riorganizzazione dell'archivio. Nel corso del tempo, la sedimentazione è cresciuta, arricchendosi con nuova documentazione, prodotta dai rami genealogici che si sono uniti a quello del casato. Nel 1975, la famiglia ha deciso di versarlo all'Archivio di Stato, per essere, successivamente descritto dall'archivista Gaetano Calabrese (G. calabrese 2003).
Questo archivio rappresenta un set prezioso di dati storici computazionabili. La sua eterogeneità rappresenta una opportunità empirica per un workflow di digitalizzazione che possa trasformarlo in un digital repository, ed essere esempio della corretta costruzione dei Big Data della Storia.
Nel 2021, il progetto di ricerca "Archivi e Big Data" si è concentrato proprio su tale opportunità, iniziando un processo di acquisizione della sezione "Corrispondenza", per creare un database e realizzare, successivamente, l'edizione digitale delle sue parti.
All'interno di questo archivio ci sono 2.000 faldoni, costituiti da centinaia di migliaia di fogli in cui vengono registrate controversie legali, decisioni politiche e lettere commerciali e personali. La sola sezione "Corrispondenza" consta di circa 42.493 fogli. Nella cartella 1642, ne troviamo 591, i quali vanno a costituire 366 lettere e un manoscritto di Emile Rousseau.
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Questa sezione conserva diverse lettere che coprono il periodo dal 1768 al 1786. Nel 1895, l'archivista Santoro Rapisarda compila un primo inventario per identificare le sue parti. Essa contiene corrispondenza privata, scientifica e amministrativa. Il lavoro di riorganizzazione svolto da Gaetano Calabrese, ha ricostituito la documentazione in tre sotto-serie. La prima è composta da volumi di copialettere contenenti affari amministrativi. La seconda comprende la corrispondenza "personale" e "scientifica". La terza sotto-serie include registri dei protocolli, pandette, vari articoli, elenchi, note e vari registri.
Durante il lavoro di digitalizzazione, le 366 lettere e il manoscritto sono state opportunamente ricomposte in formato Flipbook, per la consultazione online.
L'acquisizione è stata eseguita con Nikon D610 dotata di AF-S Nikkor 24-120mm f/4G ED VR, e le foto scattate sono state raccolte in un database realizzato con FileMaker 19, software che consente di indicizzare le persone (mittente e destinatario) e i luoghi (contenenti coordinate GPS) in una struttura relazionale.
Dopo la metadatazione, tutte le foto sono state convertite in formato PDF, per ricostruire le 366 lettere, e, successivamente, trascritte automaticamente attraverso l'Intelligenza Artificiale Transkribus.
Dopo la trascrizione, i PDF ottenuti sono stati utilizzati per realizzare i flipbooks che virtualizzano l'esperienza di lettura "analogica", garantendo, inoltre, l'opportunità di condurre ricerche testuali al suo interno. Nel frattempo, il file XML è stato reso accessibile per il download (opensource), per consentire agli studiosi di condurre analisi testuali o linguistiche.
La navigazione è gratuita e non richiede abbonamenti al sito Web, per garantire la non tracciabilità dell'utente e, da un altro lato, la diffusione, attraverso il Web, di questo patrimonio storico.
Oltre alla consultazione virtuale, i vari flipbooks (lettere) – il cui elenco è costantemente aggiornato – conservano tags specifici e l'implementazione dell'edizione critica del testo.


Fonte: Calabrese, Gaetano. 2003. L’archivio della famiglia Paternò Castello principi di Biscari: inventario. Catania: Os. n.!
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